31# Quello che ti meriti di Anne Holt

Inizio questa recensione dicendovi che questo libro lo presi mesi fa da Emmaus (negozio di seconda mano), mi ispirò fin da subito la descrizione dietro il libro, e poi dalla nota del traduttore che diceva che in Norvegia è uso darsi sempre del tu, il lei lo si usa con le persone anziane o se si prova una forte antipatia verso qualcuno. Leggendo questo mi sono subito sentita a casa, perché io ho molta difficoltà a dare del lei alle persone e non lo faccio per mancanza di rispetto ma mi sono accorta di usare questa forma quando voglio mantenere certe distanze o la persona che mi trovo di fronte non mi piace. Così mi sono portata a casa, questo libro di cui non sapevo nulla dell’autrice e che fosse l’inizio di una serie di libri dedicati all’ispettore di polizia Stubø e la ricercatrice Vik!

Ho subito trovato una certa somiglianza con la serie di Camilla Läckberg con l’inizio della serie con protagonisti Erika (una scrittrice) e il poliziotto Patrick in La principessa di ghiaccio! Ho apprezzato molto di più il libro di Anne Holt perché è riuscita a tenermi il fiato sospeso in una maniera spietata, mi sono subito immersa nella storia partecipando alle indagini di fianco all’investigatore Stubø! Ovviamente me ne sono subito innamorata, avrei voluto poterlo toccare, sfiorare…un nervoso mi prendeva quando la scrittrice creava quell’atmosfera che ti faceva dire: ma baciala! stringetevi! sfioratevi! per tutto il libro sono stata invasa da queste emozioni! Il tema toccato è molto forte, non per tutti, si parla di infanticidio ed è stata dura superare le prime pagine che ho affrontato leggendo queste cose, ma poi la storia ti trascina dentro e non vuoi più uscirne; vorresti poter entrare nella storia e fare qualcosa, aiutare nelle indagini…ti si contorce lo stomaco quando leggi che un bambino è stato ucciso, non ci puoi credere ma è così.

La ricercatrice Vik ha una figlia avuta con il suo ex marito, la loro figlia ha un handicap ma che non sono mai riusciti a capire cosa sia e per questo voglio riportarvi alcune righe che Vik dice di sua figlia, che personalmente le ho trovate anche parole mie:

…Non sapeva se doveva spiegare che la bimba era piccola per la sua età, che in realtà aveva sei anni e dei problemi cerebrali, anche se nessuno era stato in grado di spiegare quali. Né sapeva se fosse meglio precisare che tutte le cose strane che le uscivano di bocca non erano segno né di stupidità né di arroganza, ma piuttosto un errore di connessione cui nessun medico sapeva porre rimedio. Di solito aspettava troppo. Era come se ogni volta aspettasse il miracolo. Che sua figlia si comportasse in modo razionale. Logico. Coerente. O che all’improvviso le comparisse un difetto esteriore: la protrusione della lingua o gli occhi storti in un viso piatto che avrebbe subito provocato un caldo sorrise di comprensione in chiunque. Invece era tutto così imbarazzante. …

Per chi già mi seguiva sul mio vecchio blog saporedimamma si ricorderà che parlavo di uno dei miei figli, con un problema di linguaggio, ancora adesso si fa fatica a capire cosa dice, ha imparato tardi a parlare e le poche parole che diceva erano incomprensibili. Questo passaggio che vi ho riportato era come mi sentivo io quando andavo al parco con lui o in giro e lui voleva giocare con gli altri bambini ma alla fine non riusciva a farsi capire, una volta un bambino gli ha chiesto che lingua parlava. Non sapevo mai cosa dire, perché all’apparenza è un bambino normalissimo, sano ma quando parlava era tutt’altro. Ho iniziato a non più uscire per paura di dover spiegare ogni volta il perché del suo linguaggio, ho pianto, mi sono disperata per riuscire a capire il perché, dove avessi sbagliato. Ora ovviamente va meglio, pian piano tutte le parole le sta imparando. Chiudo questa piccola parentesi, era solo per spiegarvi il motivo del perché mi aveva colpita. Quelle parole sembravano uscire dalla mia bocca.

Questo romanzo è un thriller investigativo, parla di infanticidio, tema che colpisce e ti fa contorcere lo stomaco, perché è qualcosa di immaginabile che qualcuno possa far male dei bambini piccoli, eppure è così, in giro c’è un uomo (si suppone) che rapisce i bambini in una maniera così meticolosa e poi nel giro di poche ore questi bambini vengono riconsegnati ai propri genitori morti. L’investigatore Stubø dovrà riuscire a capire chi sia questo criminale, o meglio dire questo pazzo, malato di mente e si farà aiutare dalla bella ricercatrice Vik, lei all’inizio non vuole avere niente a che fare con queste indagini, solo a pensare che le vittime sono bambini vuole tenersi lontana. Lei per conto suo sta facendo una ricerca su un uomo che negli anni sessanta/cinquanta è stato condannato ingiustamente (secondo lei) per un omicidio di una bambina. Ma presto si ritroverà a parlare assieme a Stubø e senza volerlo si ritroverà ad aiutarlo nelle sue indagini. Ho subito visto la coppia, la sentivo nel profondo e se fossi stata io sarei già saltata addosso all’investigatore Stubø. Mi ha fatto penare fino alla fine, sudare e aspettare.

Ecco il succo della storia è questo e forse ho detto/scritto anche troppo ma la storia che c’è e non c’è tra la ricercatrice e l’investigatore è uguale a quella nei libri di Camilla Läckberg, solo che nei libri di Camilla lei è una scrittrice e lui un poliziotto, ma alla fine lei è una scrittrice che mette il becco ovunque e vuole sapere tutto, un po’ come la ricercatrice che vuole indagare e il poliziotto è piÙ o meno la stessa cosa di un investigatore. Il libro della  Holt, cioè questo è stato scritto nel 2001 e il primo della Läckberg nel 2002, è un caso non lo so. Che la Läckberg si sia ispirata o che abbia preso ispirazione oppure una pura coincidenza non lo so e penso non lo saprò mai. È la prima volta che mi ritrovo a notare delle uguaglianze nei libri!

Appena ho finito di leggere questo libro della Holt sono andata su Amazon e ho messo nel carrello il secondo della serie, perché ho voglia di continuare a leggere, sopratutto ho voglia di leggere ancora di Stubø!

Quando leggo un libro e sento parlar di ricette mi scrivo subito il piatto, in questo caso ho trovato:

  • una omelette alle cipolle con l’aggiunta di Tabasco
  • lo smørbrød una specie di sandwich

Pensavo fossero di più, ma comunque proverò a fare questi due piatti…ovviamente veganizzandoli!

Non so più che dire anche se vorrei raccontare di più ma poi entrerei nel vivo della storia e vi spoilererei tutto e non voglio farlo ma se lo avete letto ditemi se vi è piaciuto o no! Sono curiosa!

Per ora vi saluto e a risentirci alla prossima recensione o altro post!

SalvaSalva

Annunci

3 pensieri riguardo “31# Quello che ti meriti di Anne Holt

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...