La ragazza porcospino di Katja Rohde

15.11.2015

  

Ho scelto questo libro pensando un po’ a uno dei miei figli, costretto ad andare in una scuola speciale per via del suo problema specifico per il linguaggio. Abbiamo pensato che fosse autistico, dislessico, qualsiasi cosa pur di trovare un nome alla sua “malattia”. Se ti dicono tuo figlio è …. puoi iniziare da li, ma nel nostro caso non abbiamo mai avuto una diagnosi definitiva, da quando ho capito che non parlava molto ho cominciato a studiare per conto mio, giochi o esercizi da fare con mio figlio ma nulla è servito. Tutti mi dicevano che si sbloccherà ma nulla. Non so mai che dire, sono arrivata a pensare di insegnargli il linguaggio dei segni, ma a scuola mi dicono che è troppo presto che bisogna aspettare che lui cresca ancore e che riesca ad imparare tutte le parole come tutti quanti noi. Ma a volte le braccia mi cedono, ho voglia di buttarmi a terra e pensare che intanto non cambierà nulla. Continueremo a restare in questo limbo per chissà quanto tempo. Ritornando al libro ho pensato di trovare un aiuto o qualcosa che mi confortasse ma invece è una testimonianza di una ragazza super intelligente ma rinchiusa nella sua pelle da porcospino, vorrebbe essere come uno di noi, poter parlare come noi, ma le parole che il suo cervello pensa le escono distorte e gli altri non la capiscono. Dev’essere bruttissimo, sapere di sapere e non poterlo esprimere. Questo mi ha fatto pensare al mio bambino, chissà se dentro di lui c’è qualcosa o sa delle cose ma non riesce a farle/dirle. Chissà magari è colpito da una lieve forma di autismo o non so, tutte cose che mi vengono da pensare. Nel libro non ho trovato molto, forse alcuni stati d’animo mi sono famigliari, il dover frequentare una scuola speciale gli stimoli per imparare si riducono, saranno più mirati ma il dover passare un’intera giornata con altri bambini con altri problemi, magari uno che urla, uno che ti tocca continuamente, può essere frustrante. Quando il mio piccolo porcospino ritorna da scuola si isola subito, in un posto dove può trovar pace e se anche una parla con voce un po’ grossa, lui si mette ad urlare e piangere dicendo che facciamo troppo rumore e che gli provoca mal di testa.

Ecco questi sono i libri che mi piacciono, sono i libri che tirano fuori parti di me, di noi. Che siano belli o brutti ma che mi permette di poterli scrivere e girarci intorno, scoprire alcune cose che magari non ho fatto caso prima. Questo mio anno di lettura mi permette tramite alcuni libri di curare e aggiustare parti infranti di me o di noi.

Anche se non ho trovato quello che avrei pensato di trovare vi consiglio questo libro, ma dovete avere una mente aperta, non è un romanzo che si giudica per la storia in se ma è proprio per il coraggio di questa ragazza autistica che è riuscita a scrivere, con l’aiuto di sua madre questa bella e incredibile testimonianza.

La ragazza porcospino

di Katja Rohde

Corbaccio

Prima edizione 1999

Titolo originale: L’Enfant Hérisson

Traduzione di Lucia Corradini Caspani

pag 140

Straziami ma di tofu saziami di Paola Maraone e Paola La Rosa

27.10.2015

  

Straziami ma di tofu saziami è un romanzo comico anche se molto banale e troppo lungo, sarebbero bastate centocinquanta pagina e invece è un romanzo con oltre trecento pagine. La scrittura scorre, ma il contenuto lascia un po’ perplessi. Io sono vegan ma il personaggio maschile della storia che è vegan pure lui l’ho odiato, detestato fin dall’inizio. Non potrei starci nemmeno cinque minuti con un tipo così. Dicono che è un libro autobiografico ma un tipo così dove lo trovi? Sarà stato solo bello. Insomma io sono veg ma non obbligo nessuno a diventarlo, se mi va do qualche spiegazione e tutto li. Mi da un fastidio chi vuole trascinare con se con i propri ideali. Alla fine l’ho trovato troppo pesante, come pure certe battute che pur facendomi ridere mi hanno lasciato un po’ l’amaro in bocca. Invece mi sono molto ritrovata con il personaggio principale della storia, una donna che quando si mette con qualcuno fa di tutto per piacergli e gli viene incontro cambiando, se sta con un tipo che fa palestra si mette pure lei a farlo, se è un tipo che va in montagna anche lei ci va, ecc… Pure io ho un carattere molto simile, ma ovviamente c’è un limite che non si supera, in una coppia bisogna venirsi in contro. Ogni tanto mi metto a guardare un film con mio marito anche se non mi piace, ma lo faccio con piacere per fare qualcosa assieme. Io ho tante passioni ma di certo non obbligo nessuno della famiglia a seguirmi, ogni tanto si condivide tutti assieme una certa attività. Invece questa donna quando conosce questo tizio vegano, ne rimane affascinata e si innamora. Carnivora com’è accetta ugualmente di diventare vegana, ma durante la storia peccherà con qualche fetta di panettone, affettati, ecc…ma perché non c’è l’idea di fondo, diventare vegan o qualsiasi altra cosa che sia bisogna che parta dal nostro cuore perché sennò è superficiale, basterà essere un po’ giù di morale per affondarci su un pasticcino o un pezzo di pollo.

 

Comunque se volete leggerlo non aspettatevi un granché ma certamente qualche risata ve la farete certamente.

Straziami ma di tofu saziami

Paola Maraone e Paola La Rosa

Rizzoli

Prima edizione 2015

Pag 338

Il giardino dell’anima di Lucilla Migliavacca

26.10.2015

  

Ieri avevo iniziato con Le merendanze per poi abbandonarlo dopo la prima pagina e sono passata subito a questo. Un piccolo racconto che parla di un giardino, piante e fiori. L’autrice tramite questo libro vuole farci partecipe della sua passione per il verde di come ami affondare le proprie mani nella terra o semplicemente accarezzare un albero. Ritorna nel passato dove ci sono i ricordi dei bellissimi topinambur o il profumo dell’erba limoncina, i colori nelle aiuole della nonna. Per chi ama stare in mezzo alla natura apprezzerà questo breve racconto. Io, amante della natura mi ha fatto ricordare di quanto io ami stare nell’orto, seminare, piantare e osservare crescere le piantine. Anno dopo anno divento sempre più brava ad identificare nuove piante o i piccoli esseri viventi che vivono nell’orto. Imparo ad amare ogni singolo momento passato in mezzo al verde.

I miei ricordi ortiferi sono tutti riguardanti alla mia cara nonnina, che con grande dimestichezza si destreggiava nell’orto ben allineato con nemmeno una traccia di erbaccia. Mi chiedevo come facesse a tenere un’orto così bello e simmetrico. Spero che con il tempo imparerò pure io ad essere un po’ più precisa e pulita nel mio orto. Ho ancora tanto da imparare. La passione ce l’ho e per ora mi faccio bastare quella. L’esperienza viene con il tempo.

Quest’anno i pomodori sono stati un po’ miseri, ma dall’altra parte cetrioli, zucchine e melanzane ne abbiamo raccolto parecchi. Ora nell’orto ho delle buonissime rape nere, bianche e pure del Daikon. Ho seminato pure un’insalata che dalla primavera all’estate ho continuato a tagliare e ricresceva rigogliosa. Ho scoperto che la senape non si fa problemi ha crescere in fretta e farsi bella. Insomma un po’ più di verdure le abbiamo raccolte dall’anno precedente. Ogni anno è sempre meglio.

Se anche voi siete amanti della natura non fatevi sfuggire questo piccolo libro di Lucilla.

Il giardino dell’anima

di Lucilla Migliavacca

Pendragon

prima edizione 2009

pag 94

Cacao di Jorge Amado

11.10.2015

In ritardissimo eccomi con il libro letto ieri, in questi giorni con l’influenza la cosa che più mi risulta difficile è mettermi al computer a scrivere. Ma faccio volentieri lo sforzo per lasciarvi due righe di quello che ho letto. Cacao è la storia di un ragazzo sergipane costretto a lavorare in una piantagione di cacao. Jorge Amado ha scritto questa storia cercando di ricordarsi il suo passato, una storia vera fatta di ricchi e poveri dove i problemi si risolvono uccidendo. Un romanzo che romanzo non è ma una storia raccontata bene ma che ti lascia un senso di opressione. Il cacao che noi comperiamo dentro alla cioccolata da bere, al cioccolato, a volte non si pensa da dove arriva, alle condizioni di lavoro, alle persone che hanno perso la vita solo per una pianta, il cacao.

Se ancora non l’avete ancora letto, cercatelo o fatemi sapere che ve lo presto/regalo volentieri.

Cacao

di Jorge Amado

Oscar Mondadori

Traduzione di Claudio M. Valentinetti

1933

Titolo originale: Cacau

 

Cattiva ragazza di Justine Lévy

3.10.2015

Bello questo libro, scrittura tagliente e come dice Vanity Fair senza sconti per nessuno. Un libro che ti scorre nelle vene, la lettura scorre veloce anzi vorresti leggere più veloce di quanto riuscissi a leggere, parole come schegge, sentimenti che conosco fin troppo bene dalla morte di mia mamma. In questo libro la storia di una ragazza sposata con un’attore, una coppia felice, ma con una madre in fin di vita a causa di un cancro. Morirà. La mia, di madre se n’è andata da un momento all’altro, al mattino al telefono a parlarsi di come si addobberà l’albero di Natale e la sera a piangersi per la morte improvvisa. Come crederci che qualcosa di così doloroso possa esserci in questa vita normale, che le disgrazie capitino solo agli altri, che il dolore per una madre morta non si spegnerà mai e poi mai. Io già madre di due figli e con uno in arrivo, ancora minuscolo ma una vita dentro me stava già crescendo e nello stesso una vita si è spenta. Il dolore, rimane solamente dolore e non lo capirò mai.

  
Questo libro parla di una morte lenta, annunciata che si sa già che succederà prima o poi. Peggio di una morte all’improvviso? Comunque in tutti e due casi c’è la morte, la morte della propria madre e non si capisce il perché, perché proprio a me? Perché sono senza mamma? Perché la gente che mi ciroconda parla sempre e solo della propria madre che odia o che ama o che s’incontreranno per bere un caffè o che verrà a prendere i bimbi per portarli a fare un giro? Penso solo ad una cosa, io la mia mamma non la vedrò mai più, non potrò più litigarci, non potrò più fare passeggiate con lei, non potrò più alzare la cornetta e telefonarle e raccontarle della giornata, non sentirò più i suoi consigli. Una madre è una madre, punto e basta. Io l’ho persa e non ritornerà mai più. A volte ho voglia di spaccare tutto, ho voglia di gridare alla gente che non me ne frega più niente se sto simpatica o no o se piaccio o no. Ho voglia solo di essere me stessa, la vita è corta, la vita se ne va e bisogna viverla giorno per giorno, dire quello che si pensa senza pensarci troppo. Prima o poi tutti capiranno.

  
Cattiva ragazza lo sono anch’io per tutte le volte che non ho chiesto scusa a mia madre, per tutte le volte che non l’ho abbracciata, per tutte le volte che non ho detto grazie per tutte le volte che non le ho detto che le volevo bene per tutte le volte che non le ho detto che è la più bella mamma dell’universo,  un’infinità di cose che avrei voluto fare e non ho fatto per tutti i sorrisi dei miei figli che non ha vissuto, per tutto.

La vita è crudele, ma per non sprofondare bisogna solamente imparare a conviverci ma basta una scintilla per riportare tutto alla luce anche solo per una piccola cosa.

Mamma.

Cattiva ragazza

di Justine Lévy

Frassinelli

Titolo originale: Mauvaise fille

Traduzione di Antonella Viale

Pag 185

2010