#41 Nelle isole estreme di Amy Liptrot

Voglio un successo magnifico o un fallimento glorioso.


Finalmente arrivo a scrivervi di questo meraviglioso libro, ho già postato tre o quattro post su Instagram dicendo di quanto mi sia piaciuto anche dopo soli poche pagine!

Se avessi letto tutta la descrizione forse l’avrei lasciato lì, invece mi ha ispirato catturata da qualche parola qua e là, la copertina di un bel colore blu con una serie di uccelli bianchi in volo. Non sono certa una che viene attirata solo dalle copertine ma questo mi diceva qualcosa: portami a casa.

Una volta a casa scoprii che era ambientato nel nord e tutte le letture che ho letto dai paesi nordici mi son sempre piaciuti, hanno un che di più che me li fa adorare. Ho sempre pensato di essere fatta per vivere in un’estate senza fine, ma pian piano mi sto rendendo conto che abbiamo bisogno di tutte le stagioni e abbiamo bisogno di star bene in tutte le stagioni.

Girando il libro, sul retro c’è scritto:

Ritrovare se stessi nel cuore della natura più impervia

Questa storia è un memoir, un memoir della scrittrice, Amy Liptrot e questo è il suo primo libro che ha pubblicato e quanto sembra ne arriveranno altri! Almeno spero!

La sua storia potrebbe essere la storia di tanti, almeno io mi ci sono ritrovata pur non avendo avuto problemi di droghe o alcolismo.

Io sono cresciuta in montagna, dove non c’erano negozi o bar, andavo a dormire e sentivo le campane delle mucche e mi risvegliavo con gli stessi  campanacci che le mucche facevano suonare spostandosi per brucare l’erba. Ho sempre adorato vivere in montagna, il poter correre nei prati, giocare sulle strade semideserte, giocare a nascondino per tutto il paese è stato meraviglioso. Ma quando diventi adolescente senti il bisogno di nuovi stimoli, stimoli che non sono vicini a te, come l’uscire alla sera in discoteca o robe simili, ti sposti e capisci che in città ci sono pure tante possibilità di lavoro. Cominci a pensare di vivere in un buco disperso nel mondo e cambi casa vai in città, studi, lavori e la sera ti diverti, cominci a bere a fumare. Tutto sembra andare meglio, tutto sembra più bello ma dentro di te la montagna manca ma non vuoi ammetterlo, vuoi stare bene lì dove l’adolescenza ti ha portato, in mezzo ad una baraonda di gente che si diverte a ballare, bevendo e fumando. Amy Liptrot nel suo libro parla appunto di lei che viveva sulle sue Isole come io in montagna e desiderava scappare da quella realtà che cominciava a starle stretta. Così parte per l’Inghilterra ma lì entrerà in una spirale fatta di feste, concerti, alcool e droghe…che diventerà ben presto una dipendenza.

Arrivata ad un certo punto, dopo aver toccato il fondo, dopo essersi resa conto che l’alcool la stava uccidendo si iscrive per una cura disintossicante dall’alcool e dopo esserci riuscita decide di ritornare alle sue isole.

E così ritorna in quella natura così impervia ma che tanto l’aiuterà a ritrovare la forza di rimanere lontana dall’alcool pur sentendo ancora la necessità di bere, anzi la necessità di quello che l’alcool riusciva a portarla, in un’altra dimensione…una dimensione che però aveva una certa durata, poi tutto tornava come prima e arrivava la  depressione.

La parte più bella per me è stata quella sul ritorno alle Isole, in una natura dove potevo sentire le onde dell’oceano picchiare con forza contro le rocce o delicatamente su una spiaggia, imparare che esistono diversi nomi per indicare una certa onda da un’altra. Amy troverà un lavoro fantastico, almeno per me lo è, un lavoro notturno dove dovrà fare un certo tragitto con la sua macchina e fermarsi ogni tot metri per ascoltare un canto di un uccello che stanno cercando: il re di quaglie! Ho pensato quanto sia stato affascinante rimanere nel bosco in piena notte, ad ascoltare in silenzio l’arrivo del canto tanto desiderato. Per alcuni potrebbe essere noioso ma per una come me, introversa, dove il silenzio, la tranquillità riesce a caricarmi le energie sarebbe il lavoro perfetto per me.

Amy sull’isola comincerà a studiare la natura, gli animali oppure come vivevano nel passato le persone o come festeggiavano le antiche festività o il cambiamento delle stagioni. Visiterà le varie isolette sparse qua e là con temperature che le avranno fatto gelare il naso.

Non voglio raccontarvi troppo della sua storia e vi consiglio di leggerlo perché a me è piaciuto tantissimo! Adoro la natura e gli animali. In città mi sento persa, le energie calano drammaticamente e il panico è sempre lì ad aspettarmi.

Sono stata talmente felice che ho fatto tantissime ricerche sui vari uccelli, sulle isole, mi sono scaricata un app che misura il rumore, un dosimetro e non vedo l’ora di usarlo per misurare il rumore che fa il vento qui da noi, la pioggia. Mi sono preparata anzi ogni mattina mi preparo una colazione “nordica”, un bel porridge di avena con un po’ di frutta e yogurt. Mi ha messo una grande voglia di studiare tutto quello che mi circonda, la natura, gli uccelli che visitano il nostro giardino o gli animali che popolano i nostri boschi. Sognando un giorno di poter visitare il nord, sentire il freddo, il vento, le burrasche, il suono del mare tempestoso.

Quando un libro riesce a farmi fare o provare tante emozioni posso dire che mi è piaciuto veramente. Peccato che sia della biblioteca perché l’avrei riempito di note, disegni e quant’altro. Di questo libro ne voglio una copia tutta mia e se riesco un autografo della scrittrice.

Le ho già scritto per fargli sapere che il suo libro è arrivato in Svizzera e che l’ho adorato e mi ha risposto e questo mi ha reso felicissima.

Chiudo con un pezzo del libro che mi è piaciuto:

Nei momenti grandiosi sulla collina, ebbra d’aria fresca e libertà, studio la mia geologia personale. Il mio corpo è un continente. Di notte le forze sono all’opera. Nel sonno digrigno i denti come fossero placche tettoniche. Quando sbatto le palpebre il sole guizza, il respiro sospinge le nubi nel cielo e le onde affluiscono a riva al ritmo del battito del cuore. I lampi colpiscono ogni volta che starnutisco, e quando ho un orgasmo si scatena un terremoto. I promontori delle isole si ergono sul mare come le mie braccia nella vasca da bagno, le lentiggini sono monumenti famosi e le lacrime fiumi. I miei amanti sono le placche tettoniche e le cattedrali di pietra. …

poesia

vita

coraggio

amori

natura

 

 

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La ragazza porcospino di Katja Rohde

15.11.2015

  

Ho scelto questo libro pensando un po’ a uno dei miei figli, costretto ad andare in una scuola speciale per via del suo problema specifico per il linguaggio. Abbiamo pensato che fosse autistico, dislessico, qualsiasi cosa pur di trovare un nome alla sua “malattia”. Se ti dicono tuo figlio è …. puoi iniziare da li, ma nel nostro caso non abbiamo mai avuto una diagnosi definitiva, da quando ho capito che non parlava molto ho cominciato a studiare per conto mio, giochi o esercizi da fare con mio figlio ma nulla è servito. Tutti mi dicevano che si sbloccherà ma nulla. Non so mai che dire, sono arrivata a pensare di insegnargli il linguaggio dei segni, ma a scuola mi dicono che è troppo presto che bisogna aspettare che lui cresca ancore e che riesca ad imparare tutte le parole come tutti quanti noi. Ma a volte le braccia mi cedono, ho voglia di buttarmi a terra e pensare che intanto non cambierà nulla. Continueremo a restare in questo limbo per chissà quanto tempo. Ritornando al libro ho pensato di trovare un aiuto o qualcosa che mi confortasse ma invece è una testimonianza di una ragazza super intelligente ma rinchiusa nella sua pelle da porcospino, vorrebbe essere come uno di noi, poter parlare come noi, ma le parole che il suo cervello pensa le escono distorte e gli altri non la capiscono. Dev’essere bruttissimo, sapere di sapere e non poterlo esprimere. Questo mi ha fatto pensare al mio bambino, chissà se dentro di lui c’è qualcosa o sa delle cose ma non riesce a farle/dirle. Chissà magari è colpito da una lieve forma di autismo o non so, tutte cose che mi vengono da pensare. Nel libro non ho trovato molto, forse alcuni stati d’animo mi sono famigliari, il dover frequentare una scuola speciale gli stimoli per imparare si riducono, saranno più mirati ma il dover passare un’intera giornata con altri bambini con altri problemi, magari uno che urla, uno che ti tocca continuamente, può essere frustrante. Quando il mio piccolo porcospino ritorna da scuola si isola subito, in un posto dove può trovar pace e se anche una parla con voce un po’ grossa, lui si mette ad urlare e piangere dicendo che facciamo troppo rumore e che gli provoca mal di testa.

Ecco questi sono i libri che mi piacciono, sono i libri che tirano fuori parti di me, di noi. Che siano belli o brutti ma che mi permette di poterli scrivere e girarci intorno, scoprire alcune cose che magari non ho fatto caso prima. Questo mio anno di lettura mi permette tramite alcuni libri di curare e aggiustare parti infranti di me o di noi.

Anche se non ho trovato quello che avrei pensato di trovare vi consiglio questo libro, ma dovete avere una mente aperta, non è un romanzo che si giudica per la storia in se ma è proprio per il coraggio di questa ragazza autistica che è riuscita a scrivere, con l’aiuto di sua madre questa bella e incredibile testimonianza.

La ragazza porcospino

di Katja Rohde

Corbaccio

Prima edizione 1999

Titolo originale: L’Enfant Hérisson

Traduzione di Lucia Corradini Caspani

pag 140

Straziami ma di tofu saziami di Paola Maraone e Paola La Rosa

27.10.2015

  

Straziami ma di tofu saziami è un romanzo comico anche se molto banale e troppo lungo, sarebbero bastate centocinquanta pagina e invece è un romanzo con oltre trecento pagine. La scrittura scorre, ma il contenuto lascia un po’ perplessi. Io sono vegan ma il personaggio maschile della storia che è vegan pure lui l’ho odiato, detestato fin dall’inizio. Non potrei starci nemmeno cinque minuti con un tipo così. Dicono che è un libro autobiografico ma un tipo così dove lo trovi? Sarà stato solo bello. Insomma io sono veg ma non obbligo nessuno a diventarlo, se mi va do qualche spiegazione e tutto li. Mi da un fastidio chi vuole trascinare con se con i propri ideali. Alla fine l’ho trovato troppo pesante, come pure certe battute che pur facendomi ridere mi hanno lasciato un po’ l’amaro in bocca. Invece mi sono molto ritrovata con il personaggio principale della storia, una donna che quando si mette con qualcuno fa di tutto per piacergli e gli viene incontro cambiando, se sta con un tipo che fa palestra si mette pure lei a farlo, se è un tipo che va in montagna anche lei ci va, ecc… Pure io ho un carattere molto simile, ma ovviamente c’è un limite che non si supera, in una coppia bisogna venirsi in contro. Ogni tanto mi metto a guardare un film con mio marito anche se non mi piace, ma lo faccio con piacere per fare qualcosa assieme. Io ho tante passioni ma di certo non obbligo nessuno della famiglia a seguirmi, ogni tanto si condivide tutti assieme una certa attività. Invece questa donna quando conosce questo tizio vegano, ne rimane affascinata e si innamora. Carnivora com’è accetta ugualmente di diventare vegana, ma durante la storia peccherà con qualche fetta di panettone, affettati, ecc…ma perché non c’è l’idea di fondo, diventare vegan o qualsiasi altra cosa che sia bisogna che parta dal nostro cuore perché sennò è superficiale, basterà essere un po’ giù di morale per affondarci su un pasticcino o un pezzo di pollo.

 

Comunque se volete leggerlo non aspettatevi un granché ma certamente qualche risata ve la farete certamente.

Straziami ma di tofu saziami

Paola Maraone e Paola La Rosa

Rizzoli

Prima edizione 2015

Pag 338

Il giardino dell’anima di Lucilla Migliavacca

26.10.2015

  

Ieri avevo iniziato con Le merendanze per poi abbandonarlo dopo la prima pagina e sono passata subito a questo. Un piccolo racconto che parla di un giardino, piante e fiori. L’autrice tramite questo libro vuole farci partecipe della sua passione per il verde di come ami affondare le proprie mani nella terra o semplicemente accarezzare un albero. Ritorna nel passato dove ci sono i ricordi dei bellissimi topinambur o il profumo dell’erba limoncina, i colori nelle aiuole della nonna. Per chi ama stare in mezzo alla natura apprezzerà questo breve racconto. Io, amante della natura mi ha fatto ricordare di quanto io ami stare nell’orto, seminare, piantare e osservare crescere le piantine. Anno dopo anno divento sempre più brava ad identificare nuove piante o i piccoli esseri viventi che vivono nell’orto. Imparo ad amare ogni singolo momento passato in mezzo al verde.

I miei ricordi ortiferi sono tutti riguardanti alla mia cara nonnina, che con grande dimestichezza si destreggiava nell’orto ben allineato con nemmeno una traccia di erbaccia. Mi chiedevo come facesse a tenere un’orto così bello e simmetrico. Spero che con il tempo imparerò pure io ad essere un po’ più precisa e pulita nel mio orto. Ho ancora tanto da imparare. La passione ce l’ho e per ora mi faccio bastare quella. L’esperienza viene con il tempo.

Quest’anno i pomodori sono stati un po’ miseri, ma dall’altra parte cetrioli, zucchine e melanzane ne abbiamo raccolto parecchi. Ora nell’orto ho delle buonissime rape nere, bianche e pure del Daikon. Ho seminato pure un’insalata che dalla primavera all’estate ho continuato a tagliare e ricresceva rigogliosa. Ho scoperto che la senape non si fa problemi ha crescere in fretta e farsi bella. Insomma un po’ più di verdure le abbiamo raccolte dall’anno precedente. Ogni anno è sempre meglio.

Se anche voi siete amanti della natura non fatevi sfuggire questo piccolo libro di Lucilla.

Il giardino dell’anima

di Lucilla Migliavacca

Pendragon

prima edizione 2009

pag 94

Cacao di Jorge Amado

11.10.2015

In ritardissimo eccomi con il libro letto ieri, in questi giorni con l’influenza la cosa che più mi risulta difficile è mettermi al computer a scrivere. Ma faccio volentieri lo sforzo per lasciarvi due righe di quello che ho letto. Cacao è la storia di un ragazzo sergipane costretto a lavorare in una piantagione di cacao. Jorge Amado ha scritto questa storia cercando di ricordarsi il suo passato, una storia vera fatta di ricchi e poveri dove i problemi si risolvono uccidendo. Un romanzo che romanzo non è ma una storia raccontata bene ma che ti lascia un senso di opressione. Il cacao che noi comperiamo dentro alla cioccolata da bere, al cioccolato, a volte non si pensa da dove arriva, alle condizioni di lavoro, alle persone che hanno perso la vita solo per una pianta, il cacao.

Se ancora non l’avete ancora letto, cercatelo o fatemi sapere che ve lo presto/regalo volentieri.

Cacao

di Jorge Amado

Oscar Mondadori

Traduzione di Claudio M. Valentinetti

1933

Titolo originale: Cacau