#41 Nelle isole estreme di Amy Liptrot

Voglio un successo magnifico o un fallimento glorioso.


Finalmente arrivo a scrivervi di questo meraviglioso libro, ho già postato tre o quattro post su Instagram dicendo di quanto mi sia piaciuto anche dopo soli poche pagine!

Se avessi letto tutta la descrizione forse l’avrei lasciato lì, invece mi ha ispirato catturata da qualche parola qua e là, la copertina di un bel colore blu con una serie di uccelli bianchi in volo. Non sono certa una che viene attirata solo dalle copertine ma questo mi diceva qualcosa: portami a casa.

Una volta a casa scoprii che era ambientato nel nord e tutte le letture che ho letto dai paesi nordici mi son sempre piaciuti, hanno un che di più che me li fa adorare. Ho sempre pensato di essere fatta per vivere in un’estate senza fine, ma pian piano mi sto rendendo conto che abbiamo bisogno di tutte le stagioni e abbiamo bisogno di star bene in tutte le stagioni.

Girando il libro, sul retro c’è scritto:

Ritrovare se stessi nel cuore della natura più impervia

Questa storia è un memoir, un memoir della scrittrice, Amy Liptrot e questo è il suo primo libro che ha pubblicato e quanto sembra ne arriveranno altri! Almeno spero!

La sua storia potrebbe essere la storia di tanti, almeno io mi ci sono ritrovata pur non avendo avuto problemi di droghe o alcolismo.

Io sono cresciuta in montagna, dove non c’erano negozi o bar, andavo a dormire e sentivo le campane delle mucche e mi risvegliavo con gli stessi  campanacci che le mucche facevano suonare spostandosi per brucare l’erba. Ho sempre adorato vivere in montagna, il poter correre nei prati, giocare sulle strade semideserte, giocare a nascondino per tutto il paese è stato meraviglioso. Ma quando diventi adolescente senti il bisogno di nuovi stimoli, stimoli che non sono vicini a te, come l’uscire alla sera in discoteca o robe simili, ti sposti e capisci che in città ci sono pure tante possibilità di lavoro. Cominci a pensare di vivere in un buco disperso nel mondo e cambi casa vai in città, studi, lavori e la sera ti diverti, cominci a bere a fumare. Tutto sembra andare meglio, tutto sembra più bello ma dentro di te la montagna manca ma non vuoi ammetterlo, vuoi stare bene lì dove l’adolescenza ti ha portato, in mezzo ad una baraonda di gente che si diverte a ballare, bevendo e fumando. Amy Liptrot nel suo libro parla appunto di lei che viveva sulle sue Isole come io in montagna e desiderava scappare da quella realtà che cominciava a starle stretta. Così parte per l’Inghilterra ma lì entrerà in una spirale fatta di feste, concerti, alcool e droghe…che diventerà ben presto una dipendenza.

Arrivata ad un certo punto, dopo aver toccato il fondo, dopo essersi resa conto che l’alcool la stava uccidendo si iscrive per una cura disintossicante dall’alcool e dopo esserci riuscita decide di ritornare alle sue isole.

E così ritorna in quella natura così impervia ma che tanto l’aiuterà a ritrovare la forza di rimanere lontana dall’alcool pur sentendo ancora la necessità di bere, anzi la necessità di quello che l’alcool riusciva a portarla, in un’altra dimensione…una dimensione che però aveva una certa durata, poi tutto tornava come prima e arrivava la  depressione.

La parte più bella per me è stata quella sul ritorno alle Isole, in una natura dove potevo sentire le onde dell’oceano picchiare con forza contro le rocce o delicatamente su una spiaggia, imparare che esistono diversi nomi per indicare una certa onda da un’altra. Amy troverà un lavoro fantastico, almeno per me lo è, un lavoro notturno dove dovrà fare un certo tragitto con la sua macchina e fermarsi ogni tot metri per ascoltare un canto di un uccello che stanno cercando: il re di quaglie! Ho pensato quanto sia stato affascinante rimanere nel bosco in piena notte, ad ascoltare in silenzio l’arrivo del canto tanto desiderato. Per alcuni potrebbe essere noioso ma per una come me, introversa, dove il silenzio, la tranquillità riesce a caricarmi le energie sarebbe il lavoro perfetto per me.

Amy sull’isola comincerà a studiare la natura, gli animali oppure come vivevano nel passato le persone o come festeggiavano le antiche festività o il cambiamento delle stagioni. Visiterà le varie isolette sparse qua e là con temperature che le avranno fatto gelare il naso.

Non voglio raccontarvi troppo della sua storia e vi consiglio di leggerlo perché a me è piaciuto tantissimo! Adoro la natura e gli animali. In città mi sento persa, le energie calano drammaticamente e il panico è sempre lì ad aspettarmi.

Sono stata talmente felice che ho fatto tantissime ricerche sui vari uccelli, sulle isole, mi sono scaricata un app che misura il rumore, un dosimetro e non vedo l’ora di usarlo per misurare il rumore che fa il vento qui da noi, la pioggia. Mi sono preparata anzi ogni mattina mi preparo una colazione “nordica”, un bel porridge di avena con un po’ di frutta e yogurt. Mi ha messo una grande voglia di studiare tutto quello che mi circonda, la natura, gli uccelli che visitano il nostro giardino o gli animali che popolano i nostri boschi. Sognando un giorno di poter visitare il nord, sentire il freddo, il vento, le burrasche, il suono del mare tempestoso.

Quando un libro riesce a farmi fare o provare tante emozioni posso dire che mi è piaciuto veramente. Peccato che sia della biblioteca perché l’avrei riempito di note, disegni e quant’altro. Di questo libro ne voglio una copia tutta mia e se riesco un autografo della scrittrice.

Le ho già scritto per fargli sapere che il suo libro è arrivato in Svizzera e che l’ho adorato e mi ha risposto e questo mi ha reso felicissima.

Chiudo con un pezzo del libro che mi è piaciuto:

Nei momenti grandiosi sulla collina, ebbra d’aria fresca e libertà, studio la mia geologia personale. Il mio corpo è un continente. Di notte le forze sono all’opera. Nel sonno digrigno i denti come fossero placche tettoniche. Quando sbatto le palpebre il sole guizza, il respiro sospinge le nubi nel cielo e le onde affluiscono a riva al ritmo del battito del cuore. I lampi colpiscono ogni volta che starnutisco, e quando ho un orgasmo si scatena un terremoto. I promontori delle isole si ergono sul mare come le mie braccia nella vasca da bagno, le lentiggini sono monumenti famosi e le lacrime fiumi. I miei amanti sono le placche tettoniche e le cattedrali di pietra. …

poesia

vita

coraggio

amori

natura

 

 

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﹟37 Matilde di Roald Dahl

Matilde

di Roald Dahl

illustrazioni di Quentin Blake

Prima edizione Superistrice: 1989

Titolo originale: Matilda

Traduzione: Francesca Lazzarato e Lorenza Manzi

Editore: Salani Gl’istrici

pag 221

Perché non ho letto prima questo libro? Perché non mi hanno obbligato a leggerlo nell ’89? Avevo nove anni sarebbe stato perfetto e forse avrebbe cambiato la mia sorte scolastica, mi sarei fatta più coraggiosa e combattiva. Leggerlo a trentasette anni è stato comunque piacevole, agosto in fatto di libri è stato terribile, un libro iniziato e finito all’inizio del mese e uno alla fine del mese. Avevo bisogno di qualcosa che mi facesse tornare la voglia di leggere, ho acquistato un po’ di libri di seconda mano, presto ve li farò vedere in un post a parte, sono stata  pure in biblioteca, … ero un po’ disperata…circondata di libri e non sapere da quale iniziare.

Matilde nonostante sia un libro per bambini ma anche per ragazzi mi ha tenuta incollata alle pagine fino alla fine, l’avrei finito in un solo giorno se non mi fossi imposta di leggere solo tot pagine ogni sera. Avevo paura di finirlo e poi ritrovarmi nuovamente senza niente da leggere. In biblioteca purtroppo non è ancora rientrato Il trono di spade (il terzo) e ho dovuto ripiegare su altri libri, tra l’altro scelti puramente a caso, perché tutti quelli che volevo non c’erano!

Matilde è una bambina molto intelligente, a tre anni ha imparato (da sola) a leggere e a quattro aveva già letto tutti i libri per bambini della biblioteca pubblica. I suoi genitori invece non sono per niente intelligenti, suo padre un venditore/truffatore di automobili solo a pensare al miglior modo di infinocchiare i propri clienti e la madre a pensare che una ragazza non ha bisogno di essere intelligente ma quello che conta è la bellezza, solo chi è bella può andar lontano. Matilde ha pure un fratello che però nella storia rimane un po’ in disparte, un po’ imbranato e che pende dalla bocca del suo papà che gli insegna tutti i trucchi per diventare il più possibile imbroglioni.

Matilde all’età di cinque anni andrà a scuola ma una volta arrivata lì la sua maestra si rende conto che Matilde sa già tutto, dalle tabelline allo scrivere, e vorrebbe che passasse subito in quinta perché in prima sapendo tutto si annoierebbe solamente ma in questa scuola la direttrice è una donna molto cattiva che ovviamente odia i bambini e li picchia o li lancia come fossero un giavellotto. Di più non vi svelo ma se ancora non l’avete letto correte in biblioteca a cercarlo! Si legge molto velocemente e vi strapperà tante sane risate!

L’autore con questo libro vuole dirci che la cultura e l’intelligenza sono le uniche armi che un debole può usare contro l’ottusità, la prepotenza e la cattiveria.

Questo libro mi piacerebbe che i miei figli lo leggessero e spero piacerà come è piaciuto a me!

Questa è stata la prima lettura di settembre! Ora mi tocca scegliere qualcosa d’altro! Buone letture a tutti voi! A risentirci ad un prossimo post! Possibilmente libresco.

 

 

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#35 Il domatore di leoni di Camilla Läckberg


Ho appena terminato di leggere il nono libro di questa serie di Camilla Läckberg, le vicende di Erika e Partik continuano, anche se oramai si sa bene come sia la struttura dei suoi libri  non ho potuto non amare anche questo penultimo romanzo. Fra i commenti di questa serie ho notato che c’è un malcontento ma che rimangono comunque dei buoni romanzi. Il malcontento è che troviamo sempre la stessa sequenza di fatti; la vita di Erika e di Patrick, lei scrittrice ma che alla fine le sue ricerche sui suoi libri vanno sempre a collegarsi con le ricerche di suo marito Patrick, poliziotto sempre ad investigare su strani, macabri omicidi che regnano da ben nove libri Fjällbacka, Göteborg, ecc…oltre a questa sequenza di fatti ci si può chiedere come mai succedono proprio tutte queste cose in un unico paese/zona. Ma d’altronde anche la Signora in Giallo si trovava sempre nel bel mezzo di un omicidio. A parte queste cose il romanzo è molto bello e ben scritto, da metà libro ho cominciato a cercare di scoprire chi era l’omicida, ci sono andata vicina e pian piano tutte le tessere sono andate al posto giusto. Anche se arrivata alla fine alcuni miei dubbi non sono stati svelati, dimenticati, non so…il finale è un po’ così…quasi non avesse una fine  vera propria. Non mette fine a diversi concetti che sono stati svelati nel romanzo. Ma vabbè non si può aver tutto nella vita ed infine ho letto questo giallo svedese in un batti baleno!

Un romanzo giallo, perfetto da leggere in questa estate torrida, dove potrete sentire il freddo uscire dalle pagine dal libro, ci troviamo a meno quindici gradi, a risolvere un caso veramente disgustoso, angoscioso, di quelli che ti fanno star male per le vittime, per i parenti e amici delle vittime.

Nel tempo mi sono accorta di avere un debole per il Nord, nonostante io ami il caldo quando leggo questi libri mi viene una grande voglia di visitare la Svezia, l’Irlanda e tutti questi paesi nordici che tanto mi fanno sognare nei libri. E da quando seguo Camilla Läckberg su Instagram sto amando pure questa rude lingua di cui non capisco un fico secco!

Camilla è un tipo abbastanza sprint, una quarantenne che ha trovato l’amore in un ragazzo molto più giovane di lei e di me, tre o quattro figli (non ho ancora capito) veramente carini e arzilli, una casa invidiabile piena di libri (tutto questo lo so grazie ad Instagram), una madre sempre presente…nei suoi libri vedo lei nella sua vita privata, anche se non gli assomiglia per niente ma qualcosa che lega c’è, non so cosa ma qualcosa c’è!

Se ancora non conoscete questa serie di libri di Camilla andate a cercare il primo La principessa di ghiaccio, lì ci sarà il primo caso, l’incontro di Erika con Patrick l’inizio di tutto…quasi quasi mi è venuta voglia di rileggerli! Se invece li avete letti, vi sono piaciuti? Ora che siamo arrivati al decimo libro siete stufi? Si ora mi aspetta la lettura del decimo romanzo La strega! Non vedo l’ora!

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32# Lo straordinario mondo di Ava Lavender di Leslye Walton

In questi giorni ero poco ispirata a scrivere, per la prima volta in vita mia ho sentito i miei occhi bruciare e pizzicare, un infiammazione che per alcuni giorni non mi ha lasciata fare un granché. Ma stamattina ho finito di leggere questo stupendo libro di Leslye Walton, un libro per ragazzi/e (YA) ma che alla fine è piaciuto pure a me con i miei trentasette (quasi) anni. Un libro che si legge anche in poche ore o in un pomeriggio, io l’avevo iniziato ma poi per causa del bruciore agli occhi ho dovuto lasciare a metà, ma in una mattinata l’ho finito, la storia che all’inizio sembra mancare di qualcosa  proseguendo tutti i pezzi vengono messi a posto. Una storia che parla dell’essere diversi, di come gli altri notano il tuo modo di essere strano, come vive la vita una persona che tocca sempre sentirsi gli occhi addosso e giudicata. Mi piacerebbe che ci fosse un seguito di questa storia, in se la storia finisce con un finale ma ovviamente io già ci vedo un possibile seguito!

Leggendo questo libro mi è parso di sentire alcune note di Chocolat, forse sarà stata la panetteria dove sfornavano diversi pani ma anche dolci, cioccolatini, torte e pasticcini a ricordarmi la chocolaterie di Vianne Rocher ma anche la magia, il sapere cosa sta portando il vento in arrivo, oppure una pioggia, di sapere leggere le persone ( una sensitiva?) attraverso doti quasi sovrumane che noi siamo abituati a chiamare streghe! Si quando si possiedono queste doti le persone vogliono stare lontani, perché hanno paura oppure non riescono a capire o peggio non vogliono assolutamente capire. Ma proseguendo nella lettura ho sentito anche un po’ di Wonder, il fatto di essere diversi, il fatto che tutti quando tu esci ti vedono e ti fanno notare il tuo difetto, c’è stato un paragrafo, dopo la metà del libro che mi ha fatto ricordare Wonder. Ora non voglio fare nessun spoiler ma si svolge durante una festa un po’ speciale.

La storia parla o meglio dire è narrata da Ava Lavender, una bambina nata con delle ali, inizia con la sua nascita ma per poi ripercorrere la sua vita iniziando andando in dietro con il tempo da sua mamma, nonna e bisnonni, insomma va indietro molto indietro con il tempo per poi arrivare di nuovo alla sua nascita e proseguire la sua vita.

Ava ha  un fratellino, gemello, nato senza ali ma anche lui è considerato speciale, perché non parla ed è un pochino strano, ma crescendo scopriranno che ha un talento speciale e anche un dono.

In questa storia si trova veramente tanto, di amori, di famiglia, amicizia, sulla diversità ma anche del male, della superstizione e anche un po’ di magia e odori che vi faranno venire la voglia di impastare un pane o preparare una deliziosa torta al cioccolato rigorosamente servita con della glassa.

Più o meno la storia è ambientata negli anni ’50 e si fa riferimento all’asciugatrice, io mi chiedevo ma esisteva già? Per tutto il libro mi sono portata questo tarlo in testa, pensando e ripensando, visto che io l’asciugatrice l’ho scoperta e acquistata solamente dopo il 2005!!!! Ovviamente a fine libro sono andata ad informarmi e già nel 1892 qualcuno aveva già inventato qualcosa e nel 1915 è stata inventata una elettrica. Insomma negli anni ’50 c’era già e io che pensavo fosse qualcosa di nuovissimo!!! Mai smettere di cercare, mai smettere di studiare!

A parte l’asciugatrice che potevo fare a meno di scriverne mi è piaciuta una frase che ora vi trascriverò qui:

Il fatto che l’amore non sia come te lo aspetti non significa che tu non ce l’abbia

Questa è una bella frase da tenere a mente quando qualcuno ti dice di sentirsi solo, ma anche per noi stessi, a volte ci sentiamo soli e non amati ma dobbiamo pensare che l’amore è nascosta dietro a varie facciate. Me la sono subito sottolineata (si ho pasticciato questo libro con orecchiette, note, ecc…il libro è mio e ho scoperto da poco questa nuovo modo di leggere e tenere i libri) e ora me la trascriverò nel diario! Ah vi lascio anche un’altra frase che mi ha colpita, sempre sull’amore, l’amore che a volte diventa sfarzoso, appariscente…:

Che cosa se ne fa il cuore di un anello?

Non ho trascritto il tutto perché era un po’ troppo spoilerante, ma potete ben capire che si parla come sempre di amore, di fidanzamento,…abbiamo proprio bisogno di questi “oggetti” per legarci a qualcuno che amiamo? Dobbiamo per forza avere l’anello di fidanzamento o di matrimonio? Questa frase ancora gira e rigira nella mia mente cercando di trovare tutte le  varie sfumature, ma mi è rimasta subito impressa che me la sono voluta trascrivere!

Ovviamente ho sottolineato ogni volta che si parlava di pani, torte e dolcetti, me li sono trascritti tutti che magari prossimamente mi vien voglia di preparare qualcosa. Adoro quando nei libri si parla di cibi, anche se non vi sono presenti le ricette mi piace annotarle. Mi sembra di averlo già detto nel post del libro precedente! Anche li c’erano un paio di piatti ma in questo è veramente una goduria che è un peccato non mettersi a cucinare una deliziosa torta au chocolat!

Ci risentiremo domani con le 10 cose, è già venedì!!!

 

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31# Quello che ti meriti di Anne Holt

Inizio questa recensione dicendovi che questo libro lo presi mesi fa da Emmaus (negozio di seconda mano), mi ispirò fin da subito la descrizione dietro il libro, e poi dalla nota del traduttore che diceva che in Norvegia è uso darsi sempre del tu, il lei lo si usa con le persone anziane o se si prova una forte antipatia verso qualcuno. Leggendo questo mi sono subito sentita a casa, perché io ho molta difficoltà a dare del lei alle persone e non lo faccio per mancanza di rispetto ma mi sono accorta di usare questa forma quando voglio mantenere certe distanze o la persona che mi trovo di fronte non mi piace. Così mi sono portata a casa, questo libro di cui non sapevo nulla dell’autrice e che fosse l’inizio di una serie di libri dedicati all’ispettore di polizia Stubø e la ricercatrice Vik!

Ho subito trovato una certa somiglianza con la serie di Camilla Läckberg con l’inizio della serie con protagonisti Erika (una scrittrice) e il poliziotto Patrick in La principessa di ghiaccio! Ho apprezzato molto di più il libro di Anne Holt perché è riuscita a tenermi il fiato sospeso in una maniera spietata, mi sono subito immersa nella storia partecipando alle indagini di fianco all’investigatore Stubø! Ovviamente me ne sono subito innamorata, avrei voluto poterlo toccare, sfiorare…un nervoso mi prendeva quando la scrittrice creava quell’atmosfera che ti faceva dire: ma baciala! stringetevi! sfioratevi! per tutto il libro sono stata invasa da queste emozioni! Il tema toccato è molto forte, non per tutti, si parla di infanticidio ed è stata dura superare le prime pagine che ho affrontato leggendo queste cose, ma poi la storia ti trascina dentro e non vuoi più uscirne; vorresti poter entrare nella storia e fare qualcosa, aiutare nelle indagini…ti si contorce lo stomaco quando leggi che un bambino è stato ucciso, non ci puoi credere ma è così.

La ricercatrice Vik ha una figlia avuta con il suo ex marito, la loro figlia ha un handicap ma che non sono mai riusciti a capire cosa sia e per questo voglio riportarvi alcune righe che Vik dice di sua figlia, che personalmente le ho trovate anche parole mie:

…Non sapeva se doveva spiegare che la bimba era piccola per la sua età, che in realtà aveva sei anni e dei problemi cerebrali, anche se nessuno era stato in grado di spiegare quali. Né sapeva se fosse meglio precisare che tutte le cose strane che le uscivano di bocca non erano segno né di stupidità né di arroganza, ma piuttosto un errore di connessione cui nessun medico sapeva porre rimedio. Di solito aspettava troppo. Era come se ogni volta aspettasse il miracolo. Che sua figlia si comportasse in modo razionale. Logico. Coerente. O che all’improvviso le comparisse un difetto esteriore: la protrusione della lingua o gli occhi storti in un viso piatto che avrebbe subito provocato un caldo sorrise di comprensione in chiunque. Invece era tutto così imbarazzante. …

Per chi già mi seguiva sul mio vecchio blog saporedimamma si ricorderà che parlavo di uno dei miei figli, con un problema di linguaggio, ancora adesso si fa fatica a capire cosa dice, ha imparato tardi a parlare e le poche parole che diceva erano incomprensibili. Questo passaggio che vi ho riportato era come mi sentivo io quando andavo al parco con lui o in giro e lui voleva giocare con gli altri bambini ma alla fine non riusciva a farsi capire, una volta un bambino gli ha chiesto che lingua parlava. Non sapevo mai cosa dire, perché all’apparenza è un bambino normalissimo, sano ma quando parlava era tutt’altro. Ho iniziato a non più uscire per paura di dover spiegare ogni volta il perché del suo linguaggio, ho pianto, mi sono disperata per riuscire a capire il perché, dove avessi sbagliato. Ora ovviamente va meglio, pian piano tutte le parole le sta imparando. Chiudo questa piccola parentesi, era solo per spiegarvi il motivo del perché mi aveva colpita. Quelle parole sembravano uscire dalla mia bocca.

Questo romanzo è un thriller investigativo, parla di infanticidio, tema che colpisce e ti fa contorcere lo stomaco, perché è qualcosa di immaginabile che qualcuno possa far male dei bambini piccoli, eppure è così, in giro c’è un uomo (si suppone) che rapisce i bambini in una maniera così meticolosa e poi nel giro di poche ore questi bambini vengono riconsegnati ai propri genitori morti. L’investigatore Stubø dovrà riuscire a capire chi sia questo criminale, o meglio dire questo pazzo, malato di mente e si farà aiutare dalla bella ricercatrice Vik, lei all’inizio non vuole avere niente a che fare con queste indagini, solo a pensare che le vittime sono bambini vuole tenersi lontana. Lei per conto suo sta facendo una ricerca su un uomo che negli anni sessanta/cinquanta è stato condannato ingiustamente (secondo lei) per un omicidio di una bambina. Ma presto si ritroverà a parlare assieme a Stubø e senza volerlo si ritroverà ad aiutarlo nelle sue indagini. Ho subito visto la coppia, la sentivo nel profondo e se fossi stata io sarei già saltata addosso all’investigatore Stubø. Mi ha fatto penare fino alla fine, sudare e aspettare.

Ecco il succo della storia è questo e forse ho detto/scritto anche troppo ma la storia che c’è e non c’è tra la ricercatrice e l’investigatore è uguale a quella nei libri di Camilla Läckberg, solo che nei libri di Camilla lei è una scrittrice e lui un poliziotto, ma alla fine lei è una scrittrice che mette il becco ovunque e vuole sapere tutto, un po’ come la ricercatrice che vuole indagare e il poliziotto è piÙ o meno la stessa cosa di un investigatore. Il libro della  Holt, cioè questo è stato scritto nel 2001 e il primo della Läckberg nel 2002, è un caso non lo so. Che la Läckberg si sia ispirata o che abbia preso ispirazione oppure una pura coincidenza non lo so e penso non lo saprò mai. È la prima volta che mi ritrovo a notare delle uguaglianze nei libri!

Appena ho finito di leggere questo libro della Holt sono andata su Amazon e ho messo nel carrello il secondo della serie, perché ho voglia di continuare a leggere, sopratutto ho voglia di leggere ancora di Stubø!

Quando leggo un libro e sento parlar di ricette mi scrivo subito il piatto, in questo caso ho trovato:

  • una omelette alle cipolle con l’aggiunta di Tabasco
  • lo smørbrød una specie di sandwich

Pensavo fossero di più, ma comunque proverò a fare questi due piatti…ovviamente veganizzandoli!

Non so più che dire anche se vorrei raccontare di più ma poi entrerei nel vivo della storia e vi spoilererei tutto e non voglio farlo ma se lo avete letto ditemi se vi è piaciuto o no! Sono curiosa!

Per ora vi saluto e a risentirci alla prossima recensione o altro post!

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